Parliamo del cucchiaino rotante di questo caposaldo della pesca a spinning con un excursus sulla sua storia ed un approfondimento su caratteristiche e peculiarità.
Nonostante esistano tantissimi marchi che attualmente producono cucchiaini rotanti sono piuttosto sicuro che, se vi chiedessi un nome di uno di questi artificiali, la risposta più ricorrente inizierebbe con “Mepps”… Aglia, Comet, Longet, Black Fury etc, tanti modelli ma tutti legati allo storico marchio francese. In realtà, però credo che pochi di noi sappiano chi ha inventato, o meglio brevettato, i cucchiaini Mepps e nemmeno il significato di quello che è, effettivamente un acronimo. Mepps, o meglio M.e.p.p.s significa: Manufacturieur d'Engins de Precision pour Peches Sportives. Il brevetto del primo cucchiaino rotante Mepps è merito di Andrè Meulnart nel 1938. Il passaggio dalla limitata produzione artigianale alla diffusione globale di è però merito dello statunitense Todd Sheldon, che dopo averne apprezzato le enormi capacità di cattura e efficienza importò il marchio negli Usa passando a una produzione di tipo semi industriale a partire dal 1956. Oltre i Mepps i cucchiaini rotanti più conosciuti e apprezzati sono sicuramente i Martin, nati dalla felice intuizione di Stanislao Kuckiewicz Romika che, negli anni ’40 inventò e brevettò lo storico modello con pala rotante direttamente fissata sull’asse.

Curiosità da ricordare è che l’eclettico pescatore Polacco era un moschista (A Castel di Sangro, provincia dell’Aquila, gli hanno dedicato il museo italiano della pesca a mosca) ma era mosso da una sfrenata voglia di imitare le prede principali delle sue prede, realizzando anche famose imitazioni in gomma, resina e altri materiali di insetti, rane e altri piccoli invertebrati. Un altro cucchiaino sicuramente da menzionare è il veltic della Rublex (azienda francese fondata negli anni ’50, dal 1990 gli artificiali rublex sono realizzati dal produttore spagnolo Lukris s.l.) diventato famosissimo per la pesca in torrente su forti correnti nella sua versione modificata con zavorra maggiorata e il dressing realizzato con piumette alla base del piombo. Sono questi, dunque, i primi cucchiaini rotanti da pesca mai realizzati? Beh… no! Anzi questi andrebbero considerati come i “moderni” cucchiaini nonostante i quasi 90 anni di onorata carriera. Per andare a cercare gli antenati del moderno rotante, senza scomodare i britannici Devon (sui quali il concetto era molto simile ma prevedeva la rotazione dell’intera esca, cava e con delle palette, su un asse di filo metallico o direttamente sul filo da pesca) dei primi del 1800, dobbiamo allargare la ricerca agli Usa, andando dal 1850 ai primi del 1900. In quegli anni vennero brevettati tanti artificiali e molti di questi avevano grosse similitudini coi moderni cucchiaini anche se il loro utilizzo era pensato prevalentemente per la pesca a traina dalla barca. I principali ideatori e produttori di queste esche sono senz’altro Al Foss, W.D Chapman e Julio Thompson Buel. Fra le decine di esche proposte nel mercato di quel periodo ricordiamo fra i predecessori del rotante artificiali quali: Skidder (1916), Little Egypt (1916), Shimmy wiggler (1919), Jazz wiggler (1923) e Sheik (1936) di Al Foss, esche ibride fra rotanti e ondulanti con corpi oscillanti e una paletta libera di ruotare solitamente in punta; Minnow propeller (1875 ca) ed Electric (1888) di W.D Chapman, esche ibride fra un rotante ed un devon; Lawrence bait, Skeleton bait , jt buel lure (primo brevetto negli Usa 1852) di Julio Buel che erano una sorta di rotante senza corpo/zavorra; Floating spinner di H.C Brush che ricorda forse più di tutti un attuale cucchiaino rotante, con tanto di ancoretta dressata, se non fosse per il fatto che il corpo a goccia era in legno e serviva proprio per far lavorare l’esca su strati d’acqua superficiali durante l’azione di traina.

Il cucchiaino rotante - Ma com’è che questa esca ha subito cosi poche modifiche a partire dai suoi antenati dal 1850 alle forme più moderne (anni ‘40-50) e ancor meno variazioni dalla comparsa di mepps e martin fino ai giorni nostri? Beh è presto detto, per la semplicità di materiali e funzionamento. Un cucchiaino rotante è composto da un asse in filo d’acciaio che racchiude con due asoline rotonde alle estremità tutti i (pochi) restanti componenti: paletta, cavalierino, corpo zavorra, perline e ancoretta o amo da fissare all’estremità inferiore. Questi pochi, semplici ingredienti hanno stabilizzato l’idea di base di un’esca che producesse vibrazioni in acqua alla rotazione della paletta per attrito idrodinamico. La combinazione di forma, materiali, dimensione e peso di palette e corpi/zavorre ha poi permesso lo sviluppo di decine di modelli, con la variante della modalità di fissaggio della pala all’asse principale, che attualmente regalano ancora catture su catture ai pescatori di tutto il mondo. Possiamo dividere i cucchiaini rotanti in base alla forma della pala, e, nonostante siano state proposte forme fantasiose o particolari nel tempo, quelle principali sono tre: Tonda (o “Colorado” che in realtà è rotondeggiante, una sorta di goccia molto larga al centro); Lunga (o “willow leaf”, a foglia di salice, ovale allungata alle estremità e stretta al centro) e pala Francese (o “Indiana”, di forma oblunga ovale a estremità rotondeggianti, resa famosa dal mitico mepps “comet”). I corpi sono principalmente dei cilindri di ottone forati, delle gocce di piombo o, più recentemente, sfere-cilindretti-coni in tungsteno. Le palette sono fissate all’asse o inserendole direttamente tramite un foro sulla pala stessa (Martin) oppure per mezzo di un piccolo connettore a forma di “C” detto cavalierino, fissato inserendolo sul foro all’estremità della pala e tramite due piccoli fori all’asse del cucchiaino. Completano il tutto delle perline sia metalliche che in plastica che hanno duplice funzione: favorire la rotazione dei componenti spaziandoli fra di loro e dando anche un aggiunta di colore. Il peso di queste esche varia da circa un grammo in quelle più piccole a fin’oltre 30-50 grammi nei modelli più grossi dedicati al luccio e altri grossi predatori.

Come funziona - Il concetto alla base di un cucchiaino rotante è semplicissimo: sul recupero in acqua la paletta deve ruotare sull’asse del filo metallico producendo flash luminosi e vibrazioni. Per ottenere questo è necessario che venga mantenuto un corretto rapporto fra dimensione, forma, peso della pala e peso della zavorra. Una pala troppo grande in rapporto a un corpo leggero porterebbe tutto il sistema a ruotare su se stesso rendendolo inefficace e avvezzo a attorcigliare il filo, mentre una pala troppo piccola con una zavorra molto pesante necessiterebbe di una più alta velocità di recupero che potrebbe non essere applicabile perché la velocità di discesa dell’artificiale lo renderebbe fisicamente irrealizzabile. Com’è possibile variare la modalità di emissione delle vibrazioni, la riflessione della luce e la stabilità di un rotante? Beh per quanto riguarda vibrazioni e flash questo è possibile variando l’angolo di rotazione della pala mentre la stabilità può essere aumentata lavorando su forme, dimensioni e materiali dei corpi. La forma delle diverse pale prevede un angolo di rotazione diverso e in particolare le pale tonde girano creando un angolo con l’asse centrale di circa 60°, le lunghe di circa 30° e le francesi di circa 45-50°. Questa differente angolazione permette di ottenere diverse vibrazioni, legate alla frequenza di rotazione, ottenuta modulando la velocità di recupero, ma anche di base di consentire diversi livelli di stabilità in acqua che consentono diverse presentazioni che si traducono in maggiore efficacia nelle catture. Le pale allungate consentono più stabilità in acque correnti e veloci, quelle tonde rendono al meglio, invece, in acque calme o ferme mentre le francesi rappresentando una via di mezzo consentono di affrontare discretamente una maggiore varietà di spot. Usare una zavorra più pesante può invece aiutare a stabilizzare il nuoto, raggiungere maggiori distanze e gestire meglio l’esca nelle correnti, a patto di mantenere un rapporto corretto fra peso e misura e azione della pala. Il veltic è diventato famoso come cucchiaio da forte corrente perché la zavorra decentra il peso verso il basso ma si prolunga per buona parte della lunghezza dell’esca che, aggiunta un’estrema libertà di rotazione della pala, lo rendono ideale per correnti veloci. Fondamentalmente maggiore è l’angolo di rotazione, maggiori saranno le vibrazioni e minore la frequenza, per contro un angolo più stretto crea più vibrazioni e una maggiore frequenza.

Perché funziona? - Parliamo di alcune delle esche più efficaci della storia, ma in cosa consiste questa efficacia? Innanzitutto nella semplicità di utilizzo di base, dove anche un pescatore poco esperto non necessita di grandi azioni per rendere funzionale l’esca. Il classico “lancia e recupera” trova nel rotante la sua massima espressione pratica. Addentrandoci un po’ più sulle peculiarità di queste esche c’è da dire che si tratta di esche “di reazione”, ossia esche che danno il meglio su pesce attivo, o meglio sulla ricerca del pesce attivo, scatenando la territorialità, l’istinto predatorio d’agguato o la competizione alimentare. Prima si pensava che la rotazione della pala imitasse le vibrazioni delle ali di un insetto caduto in acqua, ma ovviamente la cosa è poco plausibile considerando che un insetto in quella situazione sta fermo a galla mentre un cucchiaio corre veloce sotto la superficie. Visivamente, in acqua, sul recupero un cucchiaino potrebbe somigliare maggiormente a un pesciolino in fuga con tanto di imitazione dei riflessi metallici delle scaglie, ma anche qui, vista la velocità, sarebbe un pesciolino in piena salute e dunque non proprio una preda facile. Diciamo che più del fattore imitativo, nel cucchiaino rotante è massimizzato l’aspetto della reazione alla stimolo, che sia visivo, uditivo o di semplice riflesso istintivo innato.
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